Cinema

I miei 20 film migliori visti nel #2014 in ordine di “visione” 1. American Hustle, 2. Dallas Buyers Club, 3. Moliere in Bicicletta, 4. Nebraska, 5. Storia di una ladra, 6.Grand Hotel Budapest, 7. Parker, 8. Locke, 9. Alabama Monroe, 10. Under The Skin, 12. Lucy, 13. Frances Ha, 14.Una folle passione, 15.Trash, 16. Melbourne, 17. Neve, 18. Mommy, 19.Jimmy’s Hall, 20. Pride.

La ladra
La Storia di una ladra di libri e’ un film storico, struggente, delicato e commovente. Tratteggia la storia di una vita normale in momenti tragici e terribili. Grandi attori, dialoghi e ambientazioni perfetti. Ottima la sceneggiatura è la fotografia. La storia di una forza nelle debolezze e di tante debolezze ammontare da forza.La ladra

Blue Jasmine
C’era una volta Jasmine, reginetta mondana di Park Avenue, sposata al carismatico Hal, uomo d’affari che la viziava e lusingava. Ma Hal era anche un truffatore e un fedifrago e la fine del loro matrimonio ha portato Jasmine alla bancarotta e all’esaurimento nervoso. Sola e in balìa degli antidepressivi, la donna si trasferisce a San Francisco per vivere con la sorella Ginger, che spinge ad essere più ambiziosa in amore, scatenando la reazione del fidanzato di lei, Chili. Blue Jasmine

Allacciate le cintura
Il film mette in scena il cliché “gli opposti si attraggono”: Elena (K. Smutniak), la protagonista gentile e ben educata che lavora come cameriera in un bar, conosce casualmente Antonio (F. Arca), un meccanico sgarbato, omofobo e con opposte ideologie. Nonostante la bassissima stima che la ragazza nutre nei suoi confronti, l’odio si trasforma in attrazione, il disprezzo in amore passionale, nonostante entrambi siano fidanzati con altre persone. Gli anni passano, Elena apre un locale con il suo collega e grande amico Fabio (F. Scicchitano), è sposata e vive con Antonio, con il quale ha due figli. Una situazione quasi normale, tra litigi e battibecchi, almeno fino a quando Elena scopre di avere un cancro: le loro abitudini cambiano inevitabilmente. Devono affrontare insieme una situazione drammatica e il dolore sembra rinnovare e trasformare i rapporti tra tutti i personaggi.
Allacciate le cinture

Moliere in bicicletta.
Un bellissimo film, Molière in bicicletta di Philippe Le Guay che già conosciamo soprattutto per la brillante prova di Le donne del sesto piano già impreziosito dalla presenza di Fabrice Luchini (che abbiamo apprezzato, poi, anche in Nella casa di Ozon). Un film ricco e completo. Che sa tenere insieme “l’alto” della cultura, della raffinatezza, con il comune delle relazioni e delle emozioni umane. Con tanti livelli magnificamente tra loro connessi. Luchini ha fornito diretta ispirazione al regista perché è un misantropo e perché effettivamente ha una residenza nell’Isola di Ré, esclusivo luogo di villeggiatura lungo la costa atlantica. Il suo e l’altro personaggio, quello affidato a Lambert Wilson, incarnano e rispecchiano rispettivamente i ruoli e i lineamenti di Alceste e di Philinte della commedia di Molière. La prospettiva che il regista assume verso di loro non è neutra, perché egli – dichiarando di rivivere nella dinamica del film la stessa dialettica che nella vita lo lega e lo pone in conflitto con Luchini – si pone evidentemente accanto all’antagonista. Un insieme che si risolve in una gran riflessione, leggera e dotata di spessore al tempo stesso, sull’arte della rappresentazione come specchio del vivere e degli esseri umani.Moliere in bicicletta

Vijay
Will è un attore di origine tedesca che ha da tempo dovuto abbandonare i suoi sogni di gloria per indossare lo scomodo costume di un coniglione verde in uno show televisivo per bambini. Nel giorno del suo quarantesimo compleanno, in seguito a un equivoco, viene dato per morto senza che sia possibile recuperarne il cadavere. Will decide allora di assistere al proprio funerale sotto le mentite spoglie di un elegante signore indiano di nome Vijai. Il travestimento, che avrebbe potuto essere solo provvisorio, rischia di rimanergli appiccicato addosso.

Vijay

Nebraska
Vincitore al Festival di Cannes, nominato ai premi più prestigiosi e con uno dei registi ultimamente più acclamati “Nebraska” è un film imperdibile per chi ama il cinema d’essai. Il film rispecchia benissimo la poetica del suo regista, ma a differenza di altri progetti meno riusciti la storia dell’anziano Woody si adatta perfettamente allo stile del suo regista Alexander Payne, trovando finalmente una sceneggiatura che valorizzi il mondo di Payne, ma nonostante la trama sia ottima, attori impeccabili, e anche una cura dell’aspetto tecnico del film ciò che manca a “Nebraska” è un ritmo incalzante che soffermandosi troppo su particolari superflui alla vicenda fa perdere molto al film, che non affonda le radici a pieno nella sua storia.Nebraska

12 anni schiavo, il nuovo film di Steve McQueen (Hunger, Shame), candidato a nove premi Oscar tra cui quello per il miglior film: interpretato da Chiwetel Ejiofor, Michael Fassbender, Benedict Cumberbatch, Paul Dano, Paul Giamatti, Lupita Nyong’o e Brad Pitt (che ne è anche produttore), il film racconta la storia vera di Solomon Northup, un afroamericano di New York rapito e venduto come schiavo nel 1841. Film intenso, di forti emozioni, buoni gli attori, registi minimale ma elegante e degna di nota. Ottima la fotografia che descrive con forza e intensità i luoghi.

I segreti di Odage County
Beverly Weston (Sam Shepard) e la moglie Violet (Meryl Streep) vivono nella loro casa di Osage County. Poeta con problemi di alcol lui e dipendente dai farmaci per un male alla bocca lei, i due all’apparenza sembrano una coppia tranquilla fino al momento in cui, dopo essere scomparso per qualche giorno, Beverly viene ritrovato morto suicida. Al funerale, oltre alla figlia Ivy (Julianne Nicholson) che vive in casa con i genitori, partecipano anche le figlie Barbara (Julia Roberts) e Karen (Juliette Lewis) così come il resto dei parenti. Nei giorni successivi una serie di conflitti riemergono all’interno della famiglia. Il conflitto tra Barbara e Violet, che non sono mai andate d’accordo, si fa sempre più serrato mentre il fidanzato di Karen (Dermont Mulroney) dimostra la sua vera natura ed Ivy pianifica la fuga d’amore con suo cugino (Benedict Cumberbatch). I segreti di Osage County

Salvate Mr. Banks
Un film sua storia vera. La storia di un corteggiamento, una difesa e un ricordo di un amore sconfinato per il proprio padre. Eccellenti gli attori, funzionale la sceneggiatura, intensi i dialoghi e adatte le ambientazioni. Un ritratto intenso e a tinte dolci di una personalità solitaria e vivace dell’autrice di Mary Poppins.
http://citizen.co.za/131198/banks-on-it/

Dallas Buyers Club
Un gran gel film. Attore perfetto. Sceneggiatura toccante e credibile. I dialoghi, le ambientazioni sono giuste e intriganti. Veramente un bel film che racconta una storia vera sul tema sempre attuale come l’AIDS. Una storia trattata con garbo, decisione che prende parte e non rimane bel mezzo. Il film parla contemporaneamente delle debolezza intrinseca di un malato e della forza di un uomo che lotta contro le ingiustizie, i poteri forti e le burocrazie.
Un film da oscar. http://www.culturaeculture.it/2014/02/dallas-buyers-club-la-recensione-di-un-film-da-oscar/52564
Dallas Buyers Club

A proposito di Davis
Un film romantico, delicato e struggente. Una bella favola. Il ritratto di un perdente simpatico. Eccelsa la sceneggiatura, efficace la regia, di spessore gli attori e superlativi i dialoghi .
Un gran bel film che descrive un’America scomparsa, severa. Inospitale e difficile. I Fratelli Coen disegnano un perdente simpatico e gentile che interpreta lo spirito della vera America. A proposito di Davis

Hannah Arendt
Il film ricostruisce un periodo fondamentale della vita di Hannah Arendt: quello tra il 1960 e il 1964. All’inizio della vicenda, la cinquantenne intellettuale ebrea – tedesca, emigrata negli Stati Uniti nel 1940, vive felicemente a New York con il marito, il poeta e filosofo tedesco Heinrich Blücher. Ha già pubblicato testi fondamentali di teoria filosofica e politica, insegna in una prestigiosa Università e vanta una cerchia di amici intellettuali.Hannah Arendt

Still life di Uberto Pasolini è un film scarno, essenziale, minimale ma allo stesso tempo poetico, romantico, malinconico.
Percorrendo le giornate di un grigio e abitudinario dipendente pubblico che fa un lavoro stranissimo il regista indaga i sentimenti più nascosti, le solitudini più evidenti, i legami più forti. Teatro del film è una campagna inglese docile, sonnacchiosa e straniante. Perfetti i tempi, centellinati i dialoghi, mai banali le scene, scarna la trama che è usata come contorno alla descrizione delle diverse solitudini. Bella la fotografia, efficace la colonna sonora, essenziale ma presente la regia.
Still Life

Disconnect
Un film inquietante, che mette paura perché tocca elementi e tematiche a cui siamo molto sensibili come la nostra privacy, la nostra tranquillità familiare e economica.
Disconnect

“Il capitale umano” di Paolo Virzi.
Film molto bello e ben fatto. Scritto su più piano, con un’unica storia intersecata e personalizzata sui vari personaggi. Il trader finanziario, la moglie annoiata e triste, la figlia innamorata dell’amico. Bravi gli attori, superlativa la trama che è sempre avvincente e lineare. Una veritiera e spietata storia dei nostri tempi, con personaggi cinici e senza scrupoli, annoiati e tristi. Film di critica e di denuncia ad una borghesia e ad ai nostri tempi.Capitale Umano

American Hustle
David O. Russell confeziona un perfetto intrigo ispirato a una storia realmente accaduta, e che fu un clamoroso caso di corruzione (il caso Abscam , per l’appunto), coinvolgente uomini politici locali del New Jersey e membri del Congresso. Un colpo finito nel palmares della procura locale e dell’FBI, ma che in realtà nacque dalle abilità di una coppia di truffatori prima scoperti dai federali, e poi coinvolti a forza a “dare una mano”.American Hustle

Treno di notte per Lisbona.
Un film profondo, riflessivo tratto da un romanzo nel romanzo. Grandi attori, regia non sempre impeccabile, ambientazioni grigie ma efficaci.
http://www.cultframe.com/2013/04/treno-notte-per-lisbona-film-bille-august/

Come pietra paziente.
Un vero capolavoro, attori eccellenti, grandi ambientazioni, dialoghi lenti e mai banali, trionfo dei colori e delle immagini, strutturazione e ambientazione teatrale.
http://www.cultframe.com/2013/04/come-pietra-paziente-film-atiq-rahimi/

Il Grande Gatsby.
Film ben fatto, con qualche strafalcione, lontano dal romanzo di F. Scott Fitzgerald, ottime ambientazioni, bravi gli attori, un pò fuori luogo la colonna sonora.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/15/cannes-2013-grande-gatsby-film-da-ascoltare-piu-che-da-vedere/594986/

Viaggio sola.
Viaggio sola di Maria Sole Tognazzi (sceneggiato da Ivan Cotroneo e Francesca Marciano) riesce a parlarci della solitudine con i toni leggeri della commedia, ma anche con tanta empatia per i personaggi. Si tratta di una solitudine scelta, quella di “una splendida quarantenne”, Irene, interpretata dalla sempre più brava Margherita Buy. http://www.repubblica.it/spettacoli/cinema/2013/05/07/news/io_viaggio_sola-58268182/

Il cecchino.
Gli ingredienti dei film di genere ci sono tutti, dalla rapina mal riuscita, al misterioso cecchino, ai tradimenti, alle fughe rocambolesche, agli omicidi, fino agli inaspettati colpi di scena. Il racconto procede a ritmo serrato, grazie anche ad un ottimo montaggio e ad una fotografia perfetta, che ingrigisce le riprese, mostrando una Parigi ordinata, bella e malinconica, cui si contrappongono le scene nei boschi della periferia, dove la natura selvaggia, a momenti impenetrabile, sembra quasi essere metafora della vita dei protagonisti. http://www.ilfoglio.it/cinemamancuso/882

Effetti collaterali.
Effetti collaterali è un ottimo thriller psicologico incentrato sul modo di pensare e di agire di personaggi tanto ambigui quanto scaltri da cadere tutti per diversi motivi in uno stesso incidente.La regia di Soderbergh è un puro esperimento ben riuscito di mix tra diversi generi cinematografici che riescono grazie alle abilità del regista a creare una suspense che dall’inizio del film fino alla fine sarà sempre presente alternando momenti di forte tensione con colpi di scena a dir poco inaspettati.
http://www.ilsussidiario.net/News/Cinema-Televisione-e-Media/2013/5/2/EFFETTI-COLLATERALI-Un-film-alla-Hitchcock-per-imparare-a-fare-i-conti-con-un-imprevisto/388740/

Cloud Atlas.
Molto ben atto, immagini sopraffine, colori vivaci e intensi, attori con grandi capacità di adattamento e di entrare nei personaggi, dialoghi complessi ma scorrevoli, trama che si intreccia in 6 piani ma con il tempo si schiarisce.
http://www.film.it/film/cloud-atlas-recensione-wachowski-tom-hanks-halle-berry/

The Master. Ben girato, ottime ambientazioni ma una trama confusa.
http://www.huffingtonpost.it/2013/01/02/the-master-alle-origine-d_n_2395230.html

Recensione La migliore offerta (2013) http://www.movieplayer.it/film/articoli/recensione-la-migliore-offerta_10353/ #recensione #film. Un film convincente e ben fatto. Un film su il vero e il caso.

Da vedere, film istruttivo e a suo modo godibile.
Una gustosa commedia umana che unisce, con grande equilibrio, dramma e sorriso.

Glasgow. Il giovane Robbie, già recidivo, evita il carcere perché il giudice decide di puntare sulla sua capacità di recupero visto che la sua altrettanto giovane compagna sta aspettando un figlio. Viene così affidato a Rhino che è il responsabile di un gruppo di persone sfuggite al carcere e condannate a compiere lavori socialmente utili. Dopo aver assistito a un pestaggio, di cui Robbie diviene vittima nel momento in cui decide di andare in ospedale per vedere il bambino, Rhino decide di aiutarlo. Scoperta la sua particolare sensibilità gustativa per quanto riguarda i vari tipi di whisky decide di introdurlo nell’ambiente. È così che a Robbie e ad alcuni suoi compagni di rieducazione viene l’idea di un ‘colpo’ del tutto anomalo che però potrebbe offrire loro un futuro sereno.
Ken Loach torna a riflettere sulla commedia umana, arte nella quale è indiscutibilmente maestro. Sceglie lo scenario della Glasgow che ama e ci offre il ritratto di uomini segnati dalla vita privilegiando tra tutti quello del giovane Robbie. È a quelli che questo nostro mondo libero etichetta come irrecuperabili che, ancora una volta rivolge la sua attenzione. Perché Loach è convinto che la possibilità di un riscatto sociale vada più che mai offerta in questi nostri tempi in cui il Dio Mercato reclama ingenti e quotidiani sacrifici umani.
Con il fido sceneggiatore Paul Laverty utilizza come leva narrativa il momento che, per ogni essere umano degno di questo nome, è costituito dalla nascita di un figlio. Decidere di averlo nonostante tutto significa, oggi, sperare apparentemente contro ogni speranza. È quello che fanno Robbie e la sua compagna Leonie contro il padre e i familiari di lei. In una società che conta più sulla ricaduta del delinquente (per poterlo allontanare a lungo dalla comunità) che sul suo redimersi la giovane coppia trova però ancora delle significative solidarietà. Perché il socialismo di Loach è di stampo umanitario e crede che sia ancora possibile quella pietas che i latini sapevano definire sgombrandola da ogni retorica commiserevole. Ecco allora che il ‘dannoso’ alcol, nelle specie di pregiatissimo whisky, finisce con il divenire strumento di riscatto in una storia che unisce con grande equilibrio dramma e sorriso e che (a differenza del prezioso liquido) va gustata appieno, senza moderazione.
http://www.mymovies.it/film/2012/theangelsshare/
http://www.mymovies.it/film/2012/theangelsshare/poster/

Ben girato, buona trama, colto.

Un film dal solido impianto narrativo che fa convivere intrattenimento e Storia
Giancarlo Zappoli

Jim Grant è un avvocato vedovo che vive ad Albany (New York) con la figlia. In seguito all’arresto di una componente di un gruppo pacifista radicale attivo negli anni della guerra nel Vietnam rimasta in clandestinità per decenni, un giovane giornalista, Ben Shephard, avvia una serie di indagini. La prima ed eclatante scoperta è legata proprio a Grant. L’avvocato ha un falso nome e ha fatto parte del gruppo. Su di lui pende un’accusa di omicidio nel corso di una rapina in banca. Grant è costretto ad affidare la figlia al fratello e a fuggire. L’FBI e Shepard, separatamente e con motivazioni diverse, si mettono sulle sue tracce.
“I segreti sono una cosa pericolosa, Ben. Pensiamo tutti di volerli conoscere. Ma se ne hai mai avuto uno, allora saprai che significa non solo conoscere qualcosa su un’altra persona, ma anche scoprire qualcosa su noi stessi”. Così dice Jim Grant/Robert Redford al giovane giornalista che insegue lo scoop ma crede anche (e ancora) all’onestà altrui. Sono passati 32 anni dall’esordio alla regia di Redford con Gente comune ma la ricerca della verità (che aveva contraddistinto i personaggi portati sullo schermo come attore) ha preso il via allora e non si è ancora fermata.
Redford non si limita a mettere in scena delle persone ma vuole anche ‘conoscerle’ nel senso più pieno del termine. Adattando un romanzo di Neil e decidendo di interpretare il ruolo principale fa anche di più. Omaggia anche il cinema dell’amico regista Sidney Pollack scomparso nel 2008 e, insieme a lui, il Pakula di Tutti gli uomini del Presidente. Perché in La regola del silenzio – The Company You Keep si ritrovano temi e tensioni di quello che fu il cinema democratico americano di cui Pollack fu uno degli autori di punta e Redford il suo interprete ideale.
La figura del giornalista vede in gioco lo sguardo pulito di Shia Labeouf contrapposto a quello routiniere e disilluso del suo capo Stanley Tucci e attraverso lui Redford ci fa sapere di non aver smesso di credere in un’informazione ‘pulita’. Il suo è un Come eravamo visto a distanza e sotto una diversa angolazione. Grant, nel suo confronto con il passato e con le persone che ne avevano fatto parte, ha modo di leggere dentro se stesso scoprendo che rimanere ancorati a ciò che è stato significa rifiutarsi di crescere. Questo però non vuol dire abbandonare degli ideali ma ammettere gli errori commessi collocandoli nella giusta prospettiva.
Redford continua a fare un cinema dal solido impianto narrativo, capace di far coesistere giovani attori con autentici giganti del cinema come Julie Christie o Susan Sarandon. Con la giusta attenzione all’entertainment ma senza mai dimenticare la Storia delle persone e di un’intera nazione.http://www.mymovies.it/film/2012/thecompanyyoukeep/

Il rosso e il blu
Un film di Giuseppe Piccioni. MI ASPETTAVO DI PIU’.
Giuliana è la preside scrupolosa di un liceo, dove arriva sempre per prima, predisponendo e perfezionando aule e servizi. Fiorito è un professore di storia dell’arte che ha perso il gusto della bellezza e dell’insegnamento. Prezioso è il giovane supplente di lettere che vorrebbe salvare il mondo e interessare i suoi alunni a colpi di poesia. Operativi dentro una scuola alla periferia di Roma, Giuliana, Fiorito e Prezioso sono costretti da variabili di pochi anni e tanti brufoli a rivedere posizioni e convinzioni. Perché davvero non si smette mai di imparare.
Il cinema di Giuseppe Piccioni incontra spesso destini e vite. In quell’incrocio di traiettorie inattese e nell’attrito che si produce, il regista comincia a scavare, frugando nel disagio ed esponendo la bellezza e la fatica di vivere. Una lavanderia, un’auto, un set, una piscina, sono i luoghi dove i suoi personaggi, sempre un po’ fuori dal mondo, si tormentano mai appagati e mai riconciliati. Confermando doti e propensione preziose del suo autore, Il rosso e il blu questa volta abita la scuola, un universo immobile e immutabile, punteggiato da eterne figure umane e istituzionali. Lo spunto narrativo, fornito dalle pagine di Marco Lodoli e sceneggiato da Piccioni e Francesca Manieri, si svolge lungo i corridoi, la sala insegnanti, le aule, la palestra, individuando i ‘caratteri’ e la varia umanità. Dopo arrivano le azioni, esposte dal professore abdicato di Roberto Herlitzka e articolate dai suoi colleghi, ognuno a suo modo infelice e smarrito alla maniera dell’insegnante di biologia che proprio non capisce la fotosintesi, la (tras)formazione in presenza di luce. Formazione che è fissazione del giovane docente di Riccardo Scamarcio, resistente e perseverante nella ricerca di un bagliore che travolga fino a disperderla l’apatia dei suoi ragazzi, di cui disegna una pianta agevolando la sua memoria fisiognomica. Prezioso come il suo nome, il supplente di italiano troverà soltanto la biro di un’allieva impersonale e osservante che affronta ‘alla lettera’ scuola ed esistenza. L’altrove, agognato per le generazioni del futuro, lo intravedrà soltanto in sogno e dentro la dolcezza di un sonetto.
Intimo e corale, Il rosso e il blu crede che sia ancora possibile fare qualcosa, trovare dei livelli di comunicazione accettabili, avere il senso di un lavoro da compiere, credere nel valore della bellezza, provare simpatia e solidarietà verso gli altri esseri umani, riscattarsi in virtù della cultura e dell’amore. Anche sbagliando, cadendo, bocciando, fraintendendo si può evitare, o almeno correggere, il fallimento della trasmissione, favorendo la dimensione vitale del desiderio e frenando la volontà di godimento che rifiuta ogni limite. La trasmissione del desiderio la ritroverà pure il bisbetico professor Fiorito dentro una lezione ‘romantica’ che riempirà di senso il (suo) vuoto. Piccioni, dirigendo un cast nobile che accresce Scamarcio, ‘disimpegna’ Herlitzka, misura la Buy, scopre Elena Lietti, sfiora Gene Gnocchi e carezza Lucia Mascino, firma un film importante abitato da insegnanti che amano i loro ragazzi “non malgrado siano una causa persa ma proprio perché sono una causa persa.”

Delicato, rispettoso, trama coerente e chiara, storie parallele credibili. Non mi è dispiaciuto.
La Bella Addormentata.

Film bellissimo, intenso e coinvolgente.
LA CHIAVE DI SARA. di Gilles Paquet-Brenner con Kristin Scott Thomas.
Un film che mi ha emozionato, coinvolto e toccato. Un film ben scritto, ben diretto con una trama chiara e credibile anche se articolata e intenza. Bella regia, ottimi colori, non banale e giusta ricostruzione. Attori bravi con Kristin Scott Thomas efficace nella parte.

Un genio a tutto tondo. Lars Von Trier
DOGVILLE. CINEMA O TEATRO ?
.
La cittadina è uno scheletro di paese. Von Trier la disegna come se avesse avuto solo degli stuzzicadenti ed un pò di gesso a sua disposizione. Il suolo è una lugubre lavagna nera dove tracciare le strade ed abbozzare i giardini. Il cielo è un telone dove un pallido sole illumina il set dove si svolge il dramma. Dentro di esso si muovono i personaggi come fossero figurine del presepe. Aprono porte inesistenti, si siedono su panchine che danno sul nulla. Eppure, pur nella forzata teatralità dell’azione, sottolineata da dialoghi letterari e forbiti, la macchina, rigorosamente a mano, del regista danese riprende un orrendo delitto dove anche se non vediamo scorrere il sangue è impossibile non sentirne l’odore acre o coglierne l’allarmante presenza. La scellerataggine dell’indifferenza e della malafede, la crudeltà della perfidia e della paura dell’altro diverso da te: un delitto che non è possibile non compiere perché non si può abdicare alla propria natura.

Il Responsabile delle Risorse Umane di Erin Riklis.
distribuito nei cinema nostrani dalla Sacher Film a partire dal prossimo 3 dicembre. Ispirato all’omonimo libro di Abraham Yehoshua edito in Italia da Einaudi,

Appena visto. Un’atmosfera surreale. Questo film ha grandi pregi. Fa capire cosa significa vivere a Gerusalemme. E’ un road movie nei paesi dell’Est (mi ha ricordato molto il mio viaggio in Ucraina 13 ore su un treno attraverso le campagne) che sembra l’Italia del 1950/60. Parla della voglia di rifarsi da un destino penalizzante (la mamma), dell’emarginazione/disorientamento delle giovani generazioni (il figlio) e della rassegnazione (il papà). Solo alcuni spunti di riflessione del film. ma ce ne sono altri. Da vedere.

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