Un nuovo intervento pubblico ? Intervento su Rassegna Sindacale di Stefano Sylos Labini. (PS. il Punto interrogativo è mio).

Lo Stato non deve essere solo il regista dello sviluppo dell’economia, può esserne anche l’attore

Proprio mentre il Governo presieduto da Enrico Letta, alle prese con una crisi dai risvolti imprevedibili, si appresta a rendere operativo il piano “Destinazione Italia” con l’auspicio di potenziare l’attrazione di investimenti esteri in Italia, due importanti aziende italiane come Telecom e Alitalia potrebbero passare sotto il controllo estero facendo perdere importanti capacità di investimento nel nostro paese. E la stessa Finmeccanica potrebbe cedere il controllo di Ansaldo Sts, Ansaldo Energia e Ansaldo Breda, tre grandi imprese che operano in settori ad alta intensità di ricerca e innovazione.

L’avvento di soggetti esteri nelle nostre aziende non è di per sé un fatto negativo a patto che un tale esito sia il frutto di una precisa strategia industriale disegnata e poi attuata dal governo. Ma nei casi appena menzionati sembra che le cose stiano andando in modo diverso perché i governi che si sono succeduti negli ultimi anni si sono completamente disinteressati delle aziende in questione. E se nel corso degli anni un interesse c’è stato, si è trattato più di un fatto finanziario e contabile – l’incasso dei dividendi delle società partecipate dallo Stato o degli introiti delle società privatizzate – piuttosto che di una reale attenzione verso gli aspetti industriali e tecnologici.

Qui sta un punto importante, vale a dire che il governo dovrebbe avere il compito di essere il regista dello sviluppo delle poche grandi aziende che sono rimaste in Italia, poiché questo sviluppo condiziona in modo rilevante l’intera economia italiana. Per questo lo Stato dovrebbe favorire quelle operazioni che ritiene vantaggiose per il rafforzamento di tali aziende e quindi per l’economia nazionale oppure scoraggiare le operazioni che appaiono dannose e non garantiscono alcun ritorno sul piano degli investimenti, dell’innovazione e dello sviluppo industriale. Inoltre, va tenuto presente che gli azionisti privati spesso hanno un’ottica che è strettamente legata al profitto di breve periodo, mentre lo Stato ha la capacità e il dovere di guardare allo sviluppo nel medio-lungo termine. Pertanto coloro i quali ritengono che solo il mercato sa cosa è giusto fare commettono un grosso errore di valutazione: ciò che è giusto per i soggetti privati potrebbe rivelarsi estremamente dannoso per la collettività in un orizzonte più lontano.

Nel caso di Telecom, una società che è passata attraverso vicissitudini non molto felici, il governo è intenzionato a mantenere sotto il suo controllo la rete, il vero asset strategico su cui si gioca una quota importante della crescita del Paese. Si tratta giustamente di un interesse nazionale da salvaguardare e che necessita di forti investimenti. Ma in questa storia c’è una domanda che sorge spontanea: come si fa a costringere un’azienda privata a “scorporare” la rete, cioè a vendere forzatamente un pezzo del suo patrimonio ? Tutto ciò sta accedendo mentre Telefonica è in procinto di diventare l’azionista di maggioranza relativa di Telecom, uno scenario altamente sconsigliabile in primo luogo per il fatto che l’azienda spagnola è anch’essa ultraindebitata e poi perché è presente negli stessi mercati in cui opera l’azienda italiana. L’unica strada per risolvere questo pasticcio è che lo Stato attraverso la Cassa Depositi e Prestiti si compri l’intera Telecom, si tenga la rete e rivenda le altre attività ritenute non strategiche. Oggi il 50% di Telecom costa 5 miliardi di euro, mentre alcune stime indicano per la rete un valore di 15 miliardi di euro. Lo Stato dunque deve puntare alla proprietà della rete e poi deve trovare un partner industriale che sia in grado di fornire a Telecom quelle sinergie tecnologiche, commerciali e finanziarie in grado di rilanciare le altre attività dell’azienda che verranno rimesse sul mercato.

Il discorso sul ruolo dello Stato è ben più ampio se teniamo presente la debolezza del capitalismo privato italiano e il fatto che le banche stanno attuando una restrizione creditizia senza precedenti. E’ sotto gli occhi di tutti il caso dell’Ilva dove la famiglia Riva ha trascurato gli investimenti per la modernizzazione degli impianti e la riduzione dell’impatto ambientale di quella che è la più grande azienda siderurgica europea.

Dobbiamo ricordarci che negli anni ’30 per far fronte alla crisi più grave del capitalismo mondiale, furono varate delle nazionalizzazioni di vasta portata che in Italia diedero alla luce l’IRI (Istituto per la Ricostruzione Industriale) creando le basi per quello che poi fu definito “Il miracolo economico”. Fu proprio il modello dell’economia mista che permise al nostro paese di conquistare un posto di rilievo tra le grandi potenze industriali e che ancora ora oggi ci sta consentendo di beneficiare di un alto tenore di vita. E non è un caso che il progressivo declino dell’economia italiana si sia manifestato in concomitanza di un imponente processo di privatizzazione avviato all’inizio degli anni ’90.

Lo Stato dunque non deve essere solo il regista ma può essere anche un attore protagonista nello sviluppo dell’economia attraverso grandi imprese e banche pubbliche. E’ evidente che il nuovo intervento pubblico, così come accadde negli anni ’30, trae origine dalla crisi in cui versa l’economia italiana e dalla debolezza del nostro capitalismo privato: oggi sta avendo luogo un preoccupante processo di deindustrializzazione mentre si continua a ridurre la dimensione media delle imprese. E l’unico soggetto in grado di intervenire è la Cassa Depositi e Prestiti che è dotata di notevoli risorse finanziarie. Certamente, occorre tenere alta la guardia per evitare quei fenomeni di corruzione e di degenerazione che si manifestarono nel sistema delle partecipazioni statali sin dagli anni ’70 quando la politica inquinò la gestione manageriale delle grandi imprese e delle banche pubbliche. Ma ciò non deve impedire di attuare un nuovo intervento pubblico per rilanciare gli investimenti industriali e quindi la crescita dell’economia italiana.http://www.syloslabini.info/online/lo-stato-non-deve-essere-solo-il-regista-dello-sviluppo-delleconomia-puo-esserne-anche-lattore/

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